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Fabio Cleto

Fabio Cleto insegna Storia Culturale e Letteratura Inglese all’Università degli Studi di Bergamo, dove dirige l’ORA – Osservatorio sui Segni del Tempo. Si occupa di storia del presente, cultura visiva, teoria queer, politica della rappresentazione e medialità. Fra i suoi lavori: Camp: Queer Aesthetics and the Performing Subject (University of Michigan Press 1999), Percorsi del dissenso nel secondo Ottocento britannico (ECIG 2001), PopCamp (2 voll. Marcos y Marcos 2008), Opale violetto verdeoro. Uno studio su Ronald Firbank (ECIG 2012), Intrigo internazionale. Pop, chic, spie degli anni Sessanta (ilSaggiatore 2013), Fuori scena. Gli anni Zero e l’economia culturale dell’osceno (ECIG 2014) e Tempo di serie. La temporalità nella narrazione seriale (con Francesca Pasquali, Unicopli 2018).

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Sessione I - 30 maggio 11.15

James Bond will return.
Tempo seriale, tempo retroflesso

Il paper indaga la figura iconica di James Bond: emblema di un’epoca; matrice di un genere così come di una modalità narrativa; creatura seriale e macchina generatrice di storie sulle cui articolazioni transmediali (letteratura, fumetto, televisione, cinema, costume) si disegna l’iconografia pop del secondo Novecento e il suo transito rigenerativo nel XXI secolo. Si propone una lettura del ‘mito Bond’ nel suo carattere temporale (in quanto segno dei tempi, segnato dal tempo): la sua capacità di interpretare il tempo della crisi, e di dare forma al tempo seriale, in un’esistenza sospesa nel continuum metamorfico della nostalgia. Esaurita la sua salienza novecentesca, spodestato dall’eroismo amnesico di Jason Bourne, nel nuovo secolo Bond rinasce in un azzeramento che ne riformula e rigenera il carattere temporale. Nella ‘stagione Craig’ Bond rinasce, conferendo nuova salienza alla sua temporalità retroflessa, in quanto icona di un tempo postumo, eroe segnato da un passato che non cessa di ritornare, così come dalla prospettiva della morte. Non tanto la morte sempre prossima e sempre scongiurata che ne fondava la natura novecentesca, ma quella concreta e ineludibile, segnata dall’urgenza consapevole della fine e dalle responsabilità della generazione, da cui ci sottrae la reiterazione consolatoria della temporalità sospesa e complessa che ne caratterizza l’esistenza seriale. Dopo tutto, James Bond tornerà.

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