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Massimo Fusillo

Massimo Fusillo insegna Critica Letteraria e Letterature Comparate all’Università dell’Aquila, dove coordina il Dottorato in ‘Letterature, Arti, Media: La Transcodificazione’. È Presidente dell’Associazione di Teoria e Storia Comparata della Letteratura, e chair del comitato di ricerca in Literatures, Arts, Media dell’International Association of Comparative Literature. Si è occupato di ricezione moderna del mito, teoria e storia del romanzo, critica tematica, e ora soprattutto di intermedialità. Fra i suoi libri: Estetica della letteratura (il Mulino 2009), Feticci. Letteratura, cinema, arti visive (il Mulino 2012, apparso in francese da Champion e in inglese da Bloomsbury), L’altro e lo stesso. Teoria e storia del doppio (Mucchi 2013), L’immaginario polimorfico fra letteratura, teatro e cinema (Pellegrini 2019), Eroi dell’amore. Storie di coppie, seduzioni e follie (il Mulino 2021) e La Grecia secondo Pasolini. Mito e cinema (Carocci 2022).

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Keynote - 30 maggio 14.00

24/7. Espansioni e rigenerazioni fra teatro e videoarte

Nel primo testo di teoria della letteratura della cultura occidentale, la Poetica di Aristotele, la giornata viene suggerita come durata ideale per la storia di una tragedia; sarà poi la durata di un romanzo cardine del modernismo, l’Ulisse di Joyce, che ha dato vita a un sottogenere, il One-day Novel. Nel linguaggio tecnico del bdsm, 24/7 designa un rapporto che mira alla totalità dell’esistenza, incrinando la logica cruciale della cornice. Il contributo si occuperà di alcune opere sperimentali, che con la loro dilatazione temporale sfidano i meccanismi della ricezione, in un modo più radicale rispetto alla serialità televisiva, ma obbedendo alla stessa aspirazione ad assecondare il flusso non segmentato dell’esistenza, fatto di “piccole e grandi esplosioni” (Olive Kitteridge).

Ben prima di diventare un principio strutturale della narrativa dell’Ottocento, la serialità era diffusa nella prassi teatrale, soprattutto nel barocco, come la drammatizzazione del romanzo ellenistico Le Etiopiche in otto serate consecutive da parte di Alexander Hardy. Qualcosa di simile si ritrova nella sperimentazione contemporanea, in Ka Mountains di Bob Wilson, andato in scena a Shiraz nel 1972, che durava 7 giorni composti di 24 segmenti; o in Mount Olympus (2016) di Jan Fabre, spettacolo di 24 ore in cui gli attori sono portati ai limiti delle loro possibilità fisiche.

Si affronteranno infine due capolavori della videoarte: Psycho 24 Hours di Douglas Gordon (1993) che epicizza il film-icona di Hitchcock, dilatandolo in una metalettura del dettaglio; e The Clock (2012) di Christian Marclay, in cui le 24 ore sono costituite da sequenze cinematografiche provenienti da tutti i generi.

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